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Il file-sharing pirata è legale in Portogallo PDF Stampa
Venerdì 28 Settembre 2012 18:56

La Procura Nazionale portoghese ha definito lecito il P2P pirata a patto che non vi sia scopo di lucro. L'Associação do Comércio Audiovisual, Obras Culturais e de Entretenimento de Portugal ne esce con le ossa rotte. Gli utenti P2P ringraziano.

In Portogallo il file-sharing di film o musica pirata è legale, a patto che non vi siano scopi di lucro. Secondo la Procura Nazionale (Departamento Central de Investigação e Acção Penal) il P2P ad "uso personale" non è perseguibile.

Questo è l'epilogo di una vicenda iniziata l'anno scorso, quando l'Associação do Comércio Audiovisual, Obras Culturais e de Entretenimento de Portugal (ACAPOR) ha depositato in Procura gli indirizzi IP di 2.000 utenti pirata P2P. Alla fine ieri il Procuratore Generale ha deciso di chiudere il caso sulla base di due considerazioni. La prima è che la condivisione per uso personale di contenuti protetti da copyright non è reato; la seconda è che un indirizzo IP non può identificare univocamente una persona.

"Stiamo facendo il possibile per allertare il governo sulla difficile situazione dell'industria dell'intrattenimento", commentò ai tempi ACAPOR. "1000 denunce al mese dovrebbero essere sufficienti a imbarazzare il sistema giudiziario.

Ieri in imbarazzo vi sono finiti gli associati di ACAPOR. "Dal punto di vista giuridico, pur tenendo conto del fatto che gli utenti agiscono sia da uploader che downloader nelle reti file-sharing, la condotta è lecita, anche se continuano a condividere una volta che lo scaricamento è completato", ha spiegato la Procura. Non meno importante il fatto che il diritto di copyright è secondario rispetto alla libertà di espressione e alla privacy.

Per quanto riguarda invece l'indirizzo IP è risaputo che esiste una netta differenza tra l'intestatario del rispettivo contratto ADSL e l'utente responsabile dello scambio pirata. Questo vuol dire che ACAPOR ha fornito una lista di 2.000 indirizzi IP che non valgono nulla giuridicamente.

Infine, secondo la Procura Generale anche nel caso un utente dovesse essere responsabile di condivisione illegale gli artisti dovrebbero esplicitamente dichiarare che non autorizzano la copia per uso personale.

"Personalmente penso che i procuratori abbiano trovato solo un modo per adattare la legge ai loro bisogni - e il loro interesse è di non dover spedire 2mila lettere, ascoltare 2mila persone e analizzare 2mila computer", ha commentato Nuno Pereira, presidente di ACAPOR.

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